"Non ci arrenderemo, abbiamo sfidato l'America"

Dopo la fugace apparizione di stanotte dalla caserma di Bab al Azizia, a Tripoli, Gheddafi ha appena concluso un lungo discorso ripreso e diffuso dalla televisione di stato. Il leader libico ha parlato dalla propria abitazione nel centro di Tripoli che fu bombardata da aerei Usa nel 1986. Leggi tutti gli articoli del Foglio sulla crisi in Libia
15 AGO 20
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Gheddafi ha detto: "Io morirò come un martire, come mio nonno". "Resisterò: libertà, vittoria, rivoluzione!". Il Colonnello ha attaccato duramente i protagonisti della rivolta: i manifestanti sono "ratti pagati dai servizi segreti stranieri" e gli insorti sono "una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù". Gheddafi ha accusato Usa e Italia di avere "distribuito ai ragazzi a Bengasi" i razzi rpg. "Non siamo ancora ricorsi alla forza ma lo faremo", ha minacciato il leader libico, "Chiunque ami Muammar Gheddafi, esca di casa e vada nelle strade. Non useremo violenza".
E poi: "Ho costruito Bengasi pezzo per pezzo e ora loro sono venuti a distruggerla. Da domani la polizia ripristinerà la sicurezza per le strade. O volete che l’America venga a governarvi, come in Afghanistan, come in Iraq, come in Pakistan?". Subito dopo Gheddafi ha letto un passo del Libro verde, che riporta le leggi dello stato: "Ogni cittadino libico che userà le armi sarà punito con la morte. Chi spia per altre nazioni sarà punito con la morte. Chi vuole colpire la sovranità dello stato sarà punito con la morte". Sulle riforme, ampiamente annunciate nelle ore precedenti al filmato, Gheddafi ha detto: "Domani costituiremo delle nuove autorità e municipalità per dare più potere al popolo. Aumenteremo il numero delle commissioni da 23 a 30 per aumentare il potere dei governi locali".